Padova Ride Race Event. Il Team DmU entra a Padova.

Un percorso emozionante. Il tour itinerante Distanti ma Uniti, che unisce l’Italia e le sue bellezze con lo sport e le ride di Luca Simeone, continua…

Un emozionante percorso alla scoperta dei luoghi più importanti e suggestivi di Padova che, con il suo ciclo di affreschi “Urbs picta”, il 24 luglio 2021 è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

In questa importante occasione siamo orgogliosi di dare il nostro contributo alla notorietà di questa città che merita di essere visitata e conosciuta.

Special thanks:

  • all’Amministrazione Comunale e in particolare all’Assessore ai Beni Culturali e al Turismo ANDREA COLASIO che ha accolto con entusiasmo la richiesta di Distanti ma Uniti di realizzare in questa città la ride di Luca
  • all’architetto FABIO FIOCCO, del settore Edilizia Monumentale, che ci ha accompagnato nei vari sopralluoghi per identificare la location più adatta
  • alla storica dell’arte e guida turistica SILVIA ZAVA che con grande competenza ci ha fatto conoscere questa splendida città e i suoi principali monumenti.

IL TOUR VIRTUALE DI PADOVA

Padova è conosciuta come “la  città dei tre senza”:
  • il Santo senza nome (la basilica edificata in onore di Sant’Antonio da Padova viene chiamata familiarmente “il Santo”);
  • il Caffè senza porte (il Caffè Pedrocchi realizzato nel 1816 dall’architetto veneziano Giuseppe Jappelli, e che per volere del suo primo proprietario doveva rimanere aperto giorno e notte senza mai chiudere);
  • il Prato senza erba (il Prato della Valle che non è un Prato ma una grandiosa piazza).

Ma Padova è molto più di questo, è la città dei primati. Vogliamo ricordare qui i principali:

  • la seconda università più antica d’Italia (1222);
  • il primo giardino botanico europeo (1545);
  • il primo teatro anatomico stabile (costruito probabilmente nel 1595);
  • la prima biblioteca universitaria italiana (1629);
  • la prima donna laureata al mondo, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (1678).

Ma altri primati ci interessano in questa occasione, e sono quelli che ci hanno fatto scegliere Prato della Valle per la ride. La sua vocazione sportiva è legata ad eventi che sono avvenuti proprio qui, in questa piazza che da sempre è stata teatro di corse equestri (qui la prima corsa al trotto), e poi dalla fine del XIX secolo le prime gare di velocità in automobile. Per il Prato passa infatti per ben 13 volte la Mille Miglia nella sua versione originale.

Qui ha luogo la prima gara in Italia  di velocipedi, il 22 luglio del 1869.

In seguito, le prime edizioni del Giro d’Italia termineranno la prima tappa in Prato della Valle, e così pure il Giro del Veneto. In entrambe queste competizioni si metterà in luce il protagonista della storia/leggenda che Luca ci racconterà durante la ride. Parliamo del grande Costante Girardengo, che vincerà per ben quattro volte di seguito il Giro del Veneto.

Ora seguiamo Silvia Zava che ci racconta la storia della Loggia Amùlea, dove Luca pedalerà la sua ride e che si affaccia su Prato della Valle. Questo edificio nel 1600 fu fatto costruire da Agostino da Mula per essere adibito a collegio. Dopo varie vicissitudini e cambi di destinazione l’edificio fu utilizzato in passato per ospitare personalità importanti in occasione di spettacoli o corse di cavalli che si svolgevano nell’antistante Prato della Valle.

Scendiamo ora nella grande Piazza, che fino al 1700 non era che una grande area paludosa, ricettacolo di acque stagnanti e maleodoranti.

A quell’epoca Padova era sotto il dominio di Venezia e fu proprio la Serenissima, nel 1775, ad affidare  al procuratore di San Marco Andrea Memmo l’incarico di  risanare la piazza. Per realizzare il suo ambizioso progetto,  Memmo ebbe l’idea di raccogliere fondi tra le famiglie della nobiltà veneziana e padovana (un vero e proprio crowdfunding) che avrebbero pagato per una statua di un personaggio nato o vissuto a Padova rendendola celebre con le sue azioni.

Infatti il progetto definitivo vede l’area centrale della piazza, la cosiddetta “Isola Memmia”, interamente circondata da un doppio giro di statue.

Da Prato della Valle si vedono e si raggiungono facilmente la basilica di Sant’Antonio e quella di Santa Giustina, che accoglie le spoglie di San Luca.

Nei pressi sorge l’antico Orto Botanico, fondato nel 1545 come Horto medicinale, che è il più antico rappresentante di questo tipo di sito culturale esistente nel mondo intero ad aver conservato l’ubicazione originaria. Nel 1997 è stato iscritto nella lista del Patrimonio mondiale Unesco come bene culturale. Nel 2015 ha aperto una nuova sezione, il Giardino delle biodiversità.

Avviandoci da Prato della Valle verso il centro città, arriviamo in una delle piazze più amate dai padovani, la Piazza delle Erbe, dove si svolge ogni giorno il frequentatissimo mercato ortofrutticolo, e che fa pendant con la piazza retrostante, Piazza dei Frutti. Tra le due piazze si innalza, poderoso e imponente, il Palazzo della Ragione, detto dai padovani il “Salone”, la cui sala affrescata è una delle meraviglie della città. Le sue dimensioni ne fanno una delle sale pensili più grandi d’Europa.

Arriviamo ora nell’antico Palazzo del Bo’, sede dell’Università patavina.

All’inizio del trecento Padova è in una fase di grande splendore e notorietà e sono molti i docenti di tutta Europa che la scelgono come meta per il loro insegnamento. Nel 1305 arriva da Parigi il filosofo, medico e astrologo Pietro d’Abano, figura di spicco della medicina medievale.

Qui studiano personalità del calibro di Andrea Vesalio e Gabriele Falloppio.

Galileo Galilei insegna a Padova per 18 anni.

E qui, nel 1678, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia fu la prima donna al mondo ad ottenere la laurea.

Concludiamo la nostra passeggiata nello storico Caffè Pedrocchi, che rimase aperto ininterrottamente dal 1831 al 1916 (da qui l’appellativo di Caffè senza porte), con le sue sale e le sue logge, ricco di storia passata e recente.

LA RIDE

Presentazione

RIDE: RACE EVENT

HR: 80% – > 85% della FC max

Sistema energetico impegnato : Anaerobico Lattacido 
Tecniche utilizzate: SOLO TECNICHE CICLISTICHE

E’ la simulazione perfetta di una prestazione da gara, dove l’obiettivo è quello di arrivare prima possibile al traguardo, pertanto l’intensità di allenamento sarà sempre molto alta, molto vicino o superiore ai valori di soglia e nello specifico oscillerà sempre dall’80% fin oltre l’85% della FC max.
Chiaramente in un Race Event, la gara principale si ingaggia con se stessi, con i propri limiti e non direttamente con il compagno, come succede in outdoor.

Location: LOGGIA AMULEA.

Questo edificio fu utilizzato in passato per ospitare personalità importanti in occasione di spettacoli, circhi, corse di cavalli che si svolgevano nell’antistanteprato della valle una delle piazze piu’ grandi d’europa .

Il fascino e l’unicita’ di questa piazza rimandano subito alla sua vocazione sportiva. Al tempo si sono svolte  corse equestri, con le bighe, con i sedioli (le famose padovanelle). Alla fine dell’800 si svolgono le prime gare di velocita’ in automobile (passa la mille miglia). La prima corsa con i velocipedi con i ciclisti vestiti da fantino. Ed e’ proprio questa corsa che segna gli inizi del ciclismo locale e nazionale. Il primo giro ciclistico d’italia si corre nel 1909 e la prima tappa passa per padova.

Warm Up

La storia. Prato della valle nel 1700 si presentava come un’area paludosa. In quel tempo padova era sotto il dominio di venezia e fu proprio la Serenissima che incarico’ il procuratore Memmo di risanare l’area.

Il progetto di Memmo era quello di rilanciare l’economia della citta’ allora in crisi facendo di Prato della Valle un polo commerciale fieristico. A causa del livello del terreno troppo basso pero’, si decise di destinare il luogo a giardino pubblico. Memmo per finanziare il progetto avvio’ una raccolta fondi tra i nobili veneziani e padovani che avrebbero dovuto pagare per la realizzazione di una statua da posizionare nella piazza, purche’ rappresentasse un personaggio nato e vissuto a Padova che l’avesse resa celebre con le proprie azioni…. Ma molti pagarono solo per vedere un proprio avo immortalato in un statua.

Ma torniamo al ciclismo e all’essenza di questa ride. Nella decima edizione del giro d’Italia tra i personaggi del ciclismo c’e’ un nome destinato a diventare famoso, Costante  Girardengo,  denominato il campionissimo, che vincera’ il giro nel 1919 e 1923 e che nel giro del Veneto sara’ vincitore per quattro edizioni consecutive.

Siamo agli albori del ciclismo. Il ciclismo di quegli anni e’ fatto di volonta’ sofferenza e costanza. Ma la bicicletta prima di essere uno sport era una necessita’ sociale, un simbolo della democrazia perche’ accorciava le distanze tra campagna e citta’. La bicicletta ha l’amore di tutti perche’ e’ cosa di tutti.

In quegli anni la vita di due personaggi si interseca: Costante Girardengo e Sante Pollastri. E’ la poverta’ che stimola il loro talento opposto, ed e’ la bicicletta che lascia impresso su di loro  il suo marchio poetico.

Diamo voce a questa storia ascoltando le parole e la musica di Francesco de Gregori.

Primo Circuito-Girardengo il Campionissimo

Ritorniamo in quegli anni di fine 800, periodo di miseria e fame dove era forte il contrasto tra poveri e ricchi. Siamo agli albori del ciclismo. Ciclismo visto come fonte di guadagno e mezzo per riscattarsi dalla poverta’, si vuole fare della bike una professione. Il ciclismo di quegli anni e’ fatto di miti veri, genuini, eroi che si possono toccare, fatto di  volonta’, sofferenza, costanza. Sono gli anni in cui emerge una nuova bellezza, quella della velocita’. Per Girardengo la bicicletta diventa il mezzo per riscattarsi da una vita grama. Quinto  di sette figli, fara’ della bike  la sua professione con la tenacia e la determinazione di chi ce la puo’ fare. Girardengo, detto anche  “L’Omin” per la sua bassa statura tipica dei ciclisti, compra la sua prima bike a 17 anni grazie ai soldi guadagnati con i premi vinti nelle gare a cui comincia a partecipare.

Il suo debutto nel ciclismo da professionista  arriva nel 1913 quando vince il campionato italiano ad Alessandria. Per fare quella gara  chede una licenza perche’ sta facendo il militare a Verona  e al suo ritorno lo puniscono con 15 giorni di prigione.

Nel 1918 vince la Milano San Remo e per lui inizia una fase d’oro fatta  di vittorie che si susseguono e che contribuiranno ad assegnarli il nome di campionissimo. Si sente a casa quando pedala su quelle strade a lui cosi familiari  che lo rendono sempre piu’ determinato e gli parlano una lingua che sa di riscatto. Vince 128 gare su strada 965 su pista.

Gli manca pero’ un successo fuori Italia soprattutto nella vicina Francia. Accetta la sfida del  patron del Tour de France a gareggiare con il campione Pellissier. L’incontro con Pellissier avviene il giorno di Natale del 1923 al Velodromo d’Inverno di  Parigi, lo stesso dove qualche anno più tardi Girardengo avrà un appuntamento con il suo destino. Dalla sfida ne esce trionfante umiliando Pellissier.

Secondo Circuito -Il Bandito

Anche per il compaesano di Girardengo, Sante Pollastri, la bicicletta è una passione e un mezzo per uscire dalla povertà… solo che lui non la usa per vincere gare ma per sopravvivere compiendo rapine e fuggendo dalla polizia che lo insegue.

Sante sceglie di combattere la miseria unendosi a un gruppo di ladri che compiono furti in villa. Per lui è il modo di fare soldi anche se non proprio onestamente. La banda con a capo Sante derubava anche i treni merci utilizzando una specie di imbracatura con un gancio mobile che consentiva di attaccarsi alla maniglia del vagone e spalancare il portellone senza pericolo di cadere. Sante dava il comando e poi divideva il bottino tra tutti.

Quello che ha portato Sante a diventare il bandito anarchico più temuto di quegli anni è stato forse un episodio che ha segnato il suo destino facendogli imboccare la strada della malavita. Una sera uscendo da un bar mette in bocca una caramella al rabarbaro e la sputa subito dopo perchè terribilmente amara… in quel momento passano tre camicie nere e vedono in quel gesto un atto di ribellione al regime. Come dirà lui stesso: “Mi trovai coinvolto in avvenimenti più grandi di me che finirono per schiacciarmi. Dopo la condanna fui costretto a fuggire per nascondermi alla polizia e quel piccolo sassolino determinò la mia valanga. All’improvviso  mi trovai ad essere un irregolare e dopo essermi incamminato su quella strada, la percorsi fino in fondo. Un passo sbagliato può decidere il destino di un uomo”.

Nel 1922 organizza una rapina ad un portavalori di una banca. Insieme a due complici lo aggredisce mentre è in sella alla sua bicicletta per rubargli la borsa con il denaro e quando lui cerca di reagire lo fredda con la pistola. Nella fretta della fuga lascia a terra la sua bicicletta e inforca quella dell’ucciso. Questo errore costituirà un prezioso indizio per la polizia perchè rappresenta la “firma” dell’assassino”. I due complici verranno catturati ma non Sante che riesce a fuggire a Parigi. 

Terzo Circuito – L’incontro Girardengo e Sante

È il 1925 e Girardengo è a Parigi per una corsa, la sei giorni al velodromo. Ma Parigi è anche la città scelta da Sante per sfuggire alla legge dopo il suo primo omicidio. Lì il destino dei due si incrocerà definitivamente. La bicicletta continua ad essere il legame con l’infanzia di entrambi, con le loro origini, ed è a partire dalle origini di quell’amore che si possono capire gli intrecci del loro destino, il  destino del campione e del suo più grande tifoso, il bandito. Mentre Girardengo pedala al velodromo, Sante decide di assistere alla corsa sfidando la sorte e il pericolo di essere intercettato dalla polizia. Sempre appassionato di ciclismo, non vuole perdere l’occasione di veder gareggiare il suo idolo.

Ed è proprio lì sotto le tribune che i due si incontrano per la prima volta. Il giorno dopo si rivedranno e parleranno a lungo, il “Gira” delle sue vittorie, il bandito delle sue malefatte, in particolare dell’omicidio del portavalori, confidando al suo idolo la verità su quell’episodio.

Qui riaffiora quella nobiltà d’animo che è rimasta in Sante, a modo suo in lui è rimasto il senso della giustizia. Sa che i due complici sono in carcere ma non hanno colpa nell’omicidio perciò prega l’amico ciclista di dire la verità in caso lui muoia, in modo che la testimonianza possa farli scarcerare.Si sparge la notizia falsa della morte di Sante, Girardengo parla con i carabinieri, il bandito viene catturato e imprigionato in Italia. Entrambi sono arrivati a un punto di non ritorno: Sante in carcere, Girardengo che dopo poco abbandonerà il ciclismo.

Di nuovo destini incrociati…

Cool Down

Abbandoniamo ora questa storia e torniamo in Prato della valle. E ALLA SUA VOCAZIONE SPORTIVA.

A partire dal 2000, anno del Giubileo, si corre la famosa MARATONA di Sant’Antonio, ora Padova Marathon, il cui arrivo è sempre in Prato della Valle. E a cui partecipano atleti di fama internazionale. Nell’edizione del 2008 alla manifestazione ha partecipato anche Alex Zanardi con la sua Handbike, classificandosi 13°.

La reciprocità, il lavoro in team, la condivisione, la sfida ma sempre con rispetto, questi sono i veri valori dello sport. L’amore per la bicicletta  ci ha portato qui in Prato della Valle , anche noi a nostro modo abbiamo un amore indiscusso per tutto ciò che ricorda il movimento circolare della bike. Lei è stazionaria ma permette di arrivare nelle vostre case. La forza di tutto questo è l’amore che arriva a casa vostra insieme alla cultura, allo sport.

Questi posti riuscite a sentirli e a viverli da casa vostra. Questa è la grande cosa che ci unisce, che ci porta a condividere, a non essere soli.

Luca Simeone

In Collaborazione Con Il Comune Di Padova:

– Assessore A Cultura E Musei Edilizia Monumentale, Turismo: Andrea Colasio
– Architetto Settore Edilizia Monumentale: Fabio Fiocco
– Storica Dell’arte: Silvia Zava-Team Distanti Ma Uniti Ssd

– Cycling Instructor: Luca Simeone
– Music Selection & Technical Profile: Moreno Mignanelli
– Editoriale: Camilla Ferro & Cinzia De Marchi
– Coordinamento Progetto: Cinzia De Marchi

– Post e grafiche Social Media (Instagram, Facebook, Linkedin)- Eliana Bianchieri

– Regia E Video: Tania Seminara E Giancarlo Formento
– Aiuto Regia. Riccardo Mirarchi
– Post Produzione Video: Rossano Garato

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Team DMU

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